Piccoli passi e il futuro dei diritti popolari

Vale il testo parlato

Care concittadine, cari concittadini

Mi rallegro molto che l'oggetto riguardante la revisione dei diritti popolari sia stato accettato in modo così chiaro da popolo e Cantoni. Il risultato ha sorpreso anche me.

Non vi è stato un dibattito di ampia portata. Mancavano anche indizi che illustravano la posizione della popolazione. Nelle ultime settimane sono stata confrontata a più riprese con l'affermazione secondo cui la revisione non suscitava il consenso della popolazione. Fatto di cui non mi sono resa conto, così come non mi sono resa conto del contrario.

La partecipazione al voto è stata molto bassa. Il che non sorprende; nel caso di questioni di tipo istituzionale la partecipazione è sovente molto bassa:

  • tali questioni non mobilitano;
  • di regola non hanno conseguenze dirette.

Il confronto con altri esempi mostra che:

  • nel 1991 l'abbassamento dell'età per l'esercizio del diritto di voto a 18 anni è stato accettato con una partecipazione del 31 per cento;
  • nel 1996 l'oggetto sui segretari di Stato è stato accettato con una partecipazione del 31,3 per cento.

Questi esempi mostrano che persino nel caso di oggetti coinvolgenti - entrambi gli oggetti hanno suscitato accese discussioni - non è stata raggiunta un'importante partecipazione. Nel caso della revisione dei diritti popolari non vi sono stati dibattiti appassionanti.

Inoltre va considerato che non vi erano altri oggetti atti a mobilitare la popolazione.

In particolare, anche le argomentazioni, secondo cui la revisione avrebbe minato il voto dei Cantoni e avrebbe dato più potere al Parlamento, non sono riuscite a mobilitare le masse, benché colpiscano le fondamenta del nostro Stato.

L'oggetto non ha toccato questioni che interessano la nostra vita quotidiana. In considerazione del periodo economicamente difficile che stiamo vivendo non tutti si sono resi conto della posta in gioco. Coloro che si sono recati alle urne hanno tuttavia compreso che si tratta di strumenti e possibilità che permettono di plasmare la vita politica e in ultima analisi anche la realtà quotidiana.

Il chiaro SÌ mi rallegra anche particolarmente poiché l'oggetto ha conosciuto una genesi difficile. Nel quadro della revisione della Costituzione il Consiglio federale aveva sottoposto diverse proposte che riguardavano i diritti popolari, non accettate poi dal Parlamento.

Con l'odierno esito si conclude con successo la revisione costituzionale composta dei tre elementi seguenti:

  • aggiornamento della Costituzione federale;
  • riforma della giustizia; e
  • revisione dei diritti popolari.

Le modifiche costituzionali devono entrare in vigore il più presto possibile. Vogliamo attuare la revisione dei diritti popolari in modo che essa sia praticabile e favorevole al cittadino. Diverse leggi federali dovranno essere modificate e ciò richiederà ancora qualche tempo, segnatamente per l'attuazione dell'iniziativa popolare generica.

Vi sono però diversi elementi che possono essere posti direttamente in vigore, senza modifica di legge. Questo concerne in particolare l'ampliamento del referendum sui trattati internazionali.

Sarebbe quindi pensabile una messa in vigore scaglionata.

Benché si tratti di una piccola revisione, è una tappa essenziale.

Le forze politiche centriste hanno sostenuto questa revisione, mentre la destra e la sinistra l'hanno osteggiata con argomentazioni differenti.

Abbiamo bisogno di quelle forze politiche che aiutano la Svizzera ad andare avanti, passo per passo.
Il risultato dell'odierna votazione evidenzia che il nostro Paese non è bloccato quando si tratta di decidere riforme.

Quale futuro per i diritti popolari?

L'ultima revisione vera e propria dei diritti popolari risale a 26 anni fa, se non si considera l'abbassamento dell'età per l'esercizio del diritto di voto a 18 anni (1991). Nel 1977 è stato ampliato il referendum sui trattati internazionali e aumentato il numero delle firme.

La nostra democrazia ha bisogno di innovazioni e adeguamenti, effettuati a piccoli passi e su lassi di tempo più lunghi.

Il prossimo passo verso la modernizzazione della nostra democrazia diretta potrebbe però essere fondamentale, se consideriamo l'impiego di Internet nell'esercizio dei diritti politici - e in effetti ci stiamo lavorando.

Ultima modifica 09.02.2003

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