Confermata la validità della codecisione in politica estera

Berna. L’iniziativa popolare «Accordi internazionali: decida il Popolo!» non rafforza la democrazia poiché già oggi gli elettori hanno la facoltà di imprimere la rotta della politica estera svizzera. L’attuazione rapida di trattati incontestati rinsalda l’affidabilità della Svizzera sullo scacchiere internazionale contribuendo quindi a buone condizioni quadro per l’economia nazionale. Un sì all’iniziativa rischia di produrre effetti indesiderati per la piazza industriale e finanziaria svizzera.

Il 17 giugno 2012 il Popolo e i Cantoni saranno chiamati a pronunciarsi sull’iniziativa «Accordi internazionali: decida il Popolo!» lanciata dall’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI). Martedì il ministro di giustizia Simonetta Sommaruga e il ministro dell’economia Johann Schneider-Ammann hanno illustrato, in presenza dei media, i motivi che hanno indotto il Consiglio federale e la grande maggioranza del Parlamento a raccomandare il «no» all’iniziativa.

Le possibilità offerte dalla democrazia diretta svizzera sono uniche nel loro genere

L’iniziativa chiede di indire una consultazione popolare quando la Svizzera conclude trattati vertenti su «settori importanti» con organizzazioni internazionali o altri Stati. Tuttavia, l’iniziativa non precisa tale concetto, costringendo quindi il Consiglio federale e il Parlamento a deliberare ogni volta per stabilire se uno specifico trattato sia attribuibile a un «settore importante» o no.

Il Consiglio federale e il Parlamento evidenziano che la normativa attuale attribuisce agli elettori sufficienti diritti codecisionali su tutti gli argomenti di politica estera implicanti orientamenti rilevanti. Le possibilità di codecisione che già oggi la democrazia diretta offre agli elettori svizzeri sono uniche al mondo. Oltre alla Svizzera sono pochissimi i Paesi che consentono alla propria popolazione di concorrere a tante decisioni materiali – soprattutto in materia di politica estera. Un sì all’iniziativa non produrrebbe per contro alcuna plusvalenza, comportando piuttosto risvolti negativi: imporrebbe infatti il suffragio anche su trattati di indiscussa valenza politica e di scarsa rilevanza.

L’iniziativa popolare va a intaccare un sistema consolidato e ben calibrato

Il diritto in vigore impone già di chiamare il Popolo a decidere sulla conclusione di trattati di vasta portata. L’adesione a una comunità sopranazionale (ad es. UE) o a un’organizzazione per la sicurezza collettiva (ad es. NATO) richiede infatti un referendum obbligatorio, vale a dire il consenso di Popolo e Cantoni. Sono invece soggetti a referendum facoltativo con maggioranza popolare i trattati indenunciabili o di durata indeterminata, l’adesione a un’organizzazione internazionale e i trattati che implicano nuove leggi federali. Tutto sommato si può affermare che al Popolo spetta già l’ultima parola sulla rotta da imprimere alla politica estera.

Politica estera inefficace e svantaggi economici

La cooperazione con altri Stati è indispensabile in vari campi. L’approvazione dell’iniziativa restringerebbe sensibilmente il margine operativo della nostra politica estera rendendo più difficoltosa la cooperazione internazionale e intaccando la capacità di agire del nostro Paese.

Senza contare gli effetti indesiderati per la piazza industriale e finanziaria svizzera: un franco su due è guadagnato all’estero, ragion per cui la nostra economia non può rinunciare a rapporti internazionali improntati alla stabilità e alla fiducia. Una fitta rete di trattati (ad es. accordi di libero scambio, di doppia imposizione o di protezione degli investimenti) garantisce buone condizioni quadro per l’economia e posti di lavoro in Svizzera.

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Ultima modifica 20.03.2012

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