Caso Nada: la Svizzera ha violato la CEDU

Berna. Attuando le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU contro il regime dei Talebani e di Al-Qaida, la Svizzera ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Questo è quanto ha statuito all’unanimità la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) nella sentenza pronunciata oggi a Strasburgo nel caso Nada. L’Ufficio federale di giustizia (UFG), che rappresenta il Governo svizzero dinanzi alla Corte EDU, ha preso atto con interesse della sentenza.

La Grande Camera ha accolto il ricorso interposto dal cittadino italo-egiziano Youssef Nada per violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) e del diritto a un ricorso effettivo (art. 13 CEDU). Ha invece respinto in quanto manifestamente immotivato il ricorso interposto per violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5 CEDU) La Grande Camera, incaricata di giudicare questo caso per la sua fondamentale importanza, ha constatato che la Svizzera avrebbe potuto attuare le sanzioni in modo conforme alle disposizioni della CEDU poiché disponeva di un sufficiente margine di manovra.

In quanto membro dell’ONU, la Svizzera è vincolata ed è tenuta ad attuare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Le autorità elvetiche analizzeranno la sentenza ed esamineranno la necessità di adottare determinati provvedimenti, al di là del caso concreto, che garantiscano un’attuazione delle sanzioni conforme alla CEDU. La limitazione dei diritti di Youssef Nada è stata revocata integralmente nel settembre 2009, dopo il suo stralcio dalla lista delle sanzioni.

La Grande Camera riconosce gli sforzi profusi dalla Svizzera, insieme ad altri Stati, per migliorare l’attuale sistema di sanzioni dell’ONU. Il nostro Paese continuerà ad adoperarsi per rafforzare la tutela giurisdizionale delle persone interessate.

Ultima modifica 12.09.2012

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